Fundraising e volontariato


Scegliere le imprese adatte
Prima di iniziare una ricerca di fondi per il volontariato, è necessario capire quale è il tipo di impresa che potrebbe ricavare un vantaggio nell’collaborare diretta o indirettamente con il volontariato in generale o con un settore specifico.

Rispettare le regole del marketing
E’ necessario che ci sia una sorta di scambio a vantaggio reciproco, che porti risorse al volontariato in termini economici senza nuocere l’immagine dell’associazione e nel contempo che sia utile commercialmente all’azienda che partecipa.

Un esempio pratico
Una compagnia che fabbrica e vende telefoni cellulari. Ha problemi specifici nel mercato italiano, e uno di questi problemi sono che la gente pensa che:
1 - Le onde che il cellulare emette quando parliamo danneggino il cervello.
2 – Il rapporto diretto tra speaker del cellulare e orecchio provochi problemi a lungo andare nel timpano.
3 – Il continuo acquistare e buttare telefoni in continuazione crea rifiuti a montagne nel mondo.

La strategia da proporre
Questa compagnia, sarà disponibile a investire risorse in qualsiasi attività che serva a rispondere a una di queste paure dei clienti finali.
1 – Ricerca scientifica per le malattie del cervello rapportato all’interazione delle onde radio.
2 – Studi sulla degenerazione auditiva negli essere umani nel diretto rapportarsi con le nuove tecnologie.
3 – Particolari attenzione nella salvaguardi dell’ambiente e lo studio di nuovi modi di limitare i danni che lo scarto dei materiali elettrici crea nel mondo.

L’attinenza
Prima di rivolgersi all’azienda target, è necessario capire quale necessità abbia questa azienda, per portare soluzioni oggettive. E’ completamente inutile collegare una ditta che si occupa di Petroleo con l’associazione cardiopatici. Non esiste un collegamento utile per nessuno dei due (a parte i soldi che non sono un parametro attendibile).

Quindi, un’impresa petrolifera, va associata a qualsiasi tipo di associazione o ente che si occupa di ambiente, conservazione delle risorse naturali, utilizzo di energie alternative, gestione intelligente del riciclo o smaltimento sostanze derivate; attenzione all’ecologia e gli ambienti naturali.

Non proporre affari, vantaggi commerciali, potenziali clienti, lasciate il ruolo di commerciale ai commerciali.
Di solito, è molto difficile riuscire a vendere ai gorilla banane di plastica. Quindi è completamente inutile proporre le potenzialità che ci sono nel volontariato per creare ricchezza per le aziende. E’ da evitare l’errore di proporre o insinuare al responsabile della pubblicità, del marketing o le risorse di un’azienda che la collaborazione con il volontariato potrebbe avere un riscontro monetario attraverso i clienti che possono arrivare dal volontariato. Un commerciale sa, che questo è solo una trovata da persone che sono meno di un dilettante in commercio.
Proporre associazione o collegamento che mirano a migliorare l’immagine aziendale, dentro e nel settore che a loro interessa è la sola cosa che potete offrire.

Come si fa questo?
Per fare questo non è necessario avere un master in marketing, pubblicità o essere esperti di lancio di prodotto dentro la grande distribuzione, ma essere disposti a chiedere e ad ascoltare.
Si chiede, semplicemente. Non perché non si è all’altezza ma perché non esiste nessuna università al mondo che insegni quali siano i problemi che una determinata azienda ha nel commercializzare un prodotto in un determinato luogo.
Se siete fortunati, quale sia il problema (dentro il gergo del marketing) di un prodotto l’ha capito la dirigenza di un’azienda, o non l’ha capito nessuno.
Quindi, si chiede, con la dovuta umiltà, che cosa il volontariato è in grado di offrire a un’azienda (in cambio della collaborazione, in qualsiasi forma arrivi).

Si va a chiedere e non a dare
Con questo, cerco di sottolineare che ogni volta che il volontariato è in grado di dare, sono già le aziende a contattare le associazioni e non viceversa. Quindi si chiede all’azienda cercando di valorizzare ciò che l’azienda può offrire, evitate le insinuazioni di guadagno per l’azienda, non servono a nulla.
Questa meccanica non può cambiare, non è possibile mai e poi mai pensare che sia il volontariato a sostenere un’azienda, l’ipotesi è impensabile, anche e soprattutto se è vera, quindi abbandonate immediatamente ogni tentativo.

Il problema delle aziende
Il problema delle aziende è che devono avere lo sguardo rivolto a tre cose, profitto, profitto e profitto. Purtroppo non possono permettersi il lusso di seguire altre idee, e se l’hanno fatto appartiene ad un passato che difficilmente tornerà.
Le aziende devono vendere e se non vendono chiudono, quindi, ogni idea romantica di pensare che un’azienda sopravvive perché fa del bene alla società è assolutamente da dimenticare.
Quindi, dal momento che le aziende devono occuparsi di produrre, tenere costi bassi, arrivare prima e a tutti, devono tralasciare tante cose che dal punto di vista umano, ecologico, naturale o ambientale sarebbero un impedimento.
Un ecologista vero, non avrebbe mai realizzato un detersivo per lavastoviglie, si sarebbe fermato alla prima sostanza inquinante, avrebbe scartato il progetto lavastoviglie davanti alla temperatura di 60 gradi che deve raggiungere l’acqua, avrebbe fatto i conti con quello che crea l’industria nell’ambiente per farle. Immaginiamo se sarebbe mai arrivato al ciclo completo di produzione, vendita e smaltimento.

Creare danni e finanziare soluzioni
Quindi, per fabbricare qualsiasi cosa, si creano problemi, si creano danni, all’ambiente, agli esseri umani o agli essere umani, diretta o indirettamente quindi, è lì che il mondo del sociale ritrova un valore da vendere alle aziende.
Nello stesso modo che un’azienda che produce carta, si occupa di ripiantare alberi, salvaguardare boschi e aree verdi, ogni azienda dovrebbe occuparsi di salvaguardare le persone dai danni che i suoi prodotti creano.
Ad esempio, una ditta che si occupa di produrre amplificatori musicali, potrebbe collaborare con la ricerca per la protezione dell’umanità contro l’inquinamento acustico. La dialettica, anche se indiretta è scontata, l’azienda vuole salvaguardare il mio udito, perché ci tiene a che le persone di questo mondo scelgano la qualità dei suoi amplificatori, quindi sono buoni, fatti bene, di qualità ecc. Altrimenti non si preoccuperebbero della qualità del mio udito.
In realtà, la qualità del suono si cerca soltanto perché aiuta le vendite. Se per vendere diventa necessario creare “distorsione” nel suono, la si crea, e si investe anche soldi per impastare di rumore il suono.

Creare reti
Si possono creare reti di aziende con problemi comuni, combinando le risorse di diverse aziende per finanziare uno stesso progetto. Focalizzando l’attenzione di riunire aziende con problemi comuni, ma non prodotti comuni, altrimenti si va incontro a conflitti d’interesse.
Un esempio concreto di questo sarebbe quello di associare nel finanziamento di un’attività che si svolge a livello regionale, coinvolgendo aziende diverse che hanno bisogno di dimostrare un interesse concreto verso l’economia regionale (Ikea – Carrefour – Oby). Un punto in comune che queste tre aziende hanno è “l’assistenza o l’aiuto alle famiglie del luogo. Qualità dei parchi, manutenzione di piazze, istruzione, educazione, intrattenimento bambini.

Guadagno di immagine
Se tutti gli ospedali di Italia, regalano ad ogni neonato una confezione di Pampers, lontano di significare che Pampers tiene a farci un regalo, bisogna pensare quale ritorno economico abbia la ditta per fare quest’operazione.
Probabilmente le persone si ricordano che hanno avuto un gesto gentile verso di noi e questo aumenterebbe le vendite? Forse. Farci provare i loro pannolini per dimostrare la qualità, per agganciarci come clienti? Basterebbe inviarli a casa di ogni neonato, hanno i registri…
Il collegamento è un altro, “se in ospedale mi danno questo, significa che è sicuro…”. Quindi si tratta di immagine, un abbinamento che è impossibile non fare, mi viene dato dentro un ospedale, in forma gratuita e in un momento di necessità, non può essere sbagliato.



8 commenti:

  1. Un punto di vista interessante. Mi chiedo se sia possibile l'applicazione pratica di questo che si dice qui, a parole suona tanto bene...

    Riccardo R.

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  2. C'è qualche materiale che avete fatto dove si vede esemplificata questa strategia?

    Se c'è il materiale gradirei vederlo.

    Riccardo

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    1. Ciao Riccardo, in questo momento abbiamo una cartellina e un depliant fatto per il CSV di Modena, ma ancora non è andato in stampa e deve essere utilizzato quindi non posso pubblicarlo.

      In ogni caso segue queste indicazioni della struttura che vedi sopra.

      Gustavo

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  3. Si tratta di un punto di vista collegato direttamente con il marketing ma poco con il volontariato. Capisco il dialogo che bisogna fare con le aziende, ma non capisco in che modo utilizzarlo nel volontariato. La ricerca scientifica esula di solito tra le attività che si ritrovano tra le associazioni.

    Roberto

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    1. Ciao Roberto, dal discorso che fai mi sembra che non hai capito chiaramente la meccanica. Facciamo in questo modo, se mi mandi il nome delle imprese che hai in mente di dico le attività che puoi proporre a loro.

      Gustavo

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    2. Dobbiamo ancora decidere a quali imprese puntare, la mia domanda era più generica che non specifica.

      Roberto

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  4. E' possibile fare un incontro? Abbiamo un incontro con un esperto di fundraising tra 20 giorni, se accettate di venire all'incontro vi saremo molto grati.

    Cristiano

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    1. Va bene, scrivimi a info@mezzigrafici.com e ci mettiamo d'accordo.

      Gustavo

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